Dalla carta dei decreti legge alle colture nei campi. Un passaggio a tratti delicato, che sovente rischia di naufragare nel labirinto della burocrazia. Soprattutto se non si riesce a intercettare coloro che potrebbero davvero mettere a resa gli stanziamenti messi sul piatto dalle istituzioni. Tra di loro figurano, senza dubbio, i contoterzisti. In merito a ciò, di dubbi Uncai non ne ha. A fronte dei 47.5 mln € stanziati dal Governo all’interno del Decreto sulla Sovranità Alimentare per il biennio 2025-2026, la sigla ha ribadito che occorre alimentare nella maniera il ‘motore’ che può vare da volano per la ripresa del comparto primario. Tra l’altro, all’interno dei fondi stanziati, 7,6 milioni di euro annui sono destinati specificamente alla filiera del mais.

«Il decreto è il ponte economico che mancava, ma la sovranità alimentare non si firma negli uffici: si costruisce in campo, sopra una mietitrebbia», commenta il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. Infatti, in Italia oltre l’85% delle operazioni di raccolta dei cereali è affidata alle imprese di meccanizzazione agricola. L’agricoltore, di fatto, mette il seme e la firma sul contratto di filiera, ma è il contoterzista a garantire che quel prodotto arrivi nel centro di stoccaggio sano, pulito e tracciabile.

Secondo UNCAI, la partita si vince solo se si ridà al contoterzista il ruolo che gli spetta, smettendo di considerarlo come un semplice “prestatore d’opera” e iniziando a vederlo come il garante tecnologico della filiera. A causa di errori tecnici legati ai macchinari, ribadisce la sigla, il rischio è di lasciare a terra il 10% del prodotto. Con l’aggravante di erodere margini già ridotti all’osso.

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I contoterzisti sono i driver dell’Agricoltura 4.0, gli unici capaci di trasformare ogni chicco raccolto in un dato utile per la semina successiva attraverso la mappatura delle rese, l’unica strada percorribile per riportare la media nazionale stabilmente sopra le 10 tonnellate per ettaro. Anche sul fronte della sostenibilità, laddove si punta a sostituire l’urea con i reflui zootecnici, il processo poggia interamente sulle spalle (e sui mezzi) di chi gestisce la logistica e lo spandimento o l’interramento professionale.

Il cuore della strategia deve essere quello di mettere l’agricoltore nelle condizioni di poter scegliere servizi agromeccanici professionali e certificati. L’obiettivo è abbattere la barriera dei costi per facilitare il ricorso a prestazioni d’eccellenza, capaci di garantire quella trasparenza e tracciabilità delle operazioni che il mercato oggi esige. Solo se i fondi del decreto serviranno a pagare servizi di qualità, avremo una filiera davvero più forte: l’agricoltore incassa il premio, il contoterzista ha la stabilità per investire in tecnologie ancora più efficienti e l’industria riceve un mais italiano sicuro.

Dunque la sfida per il biennio 2025-2026 è passare dalla logica del sussidio a quella della programmazione. «Usare questi fondi per tamponare buchi di bilancio sarebbe un errore imperdonabile», conclude Tassinari. «Dobbiamo usarli per integrare i servizi agromeccanici d’avanguardia nel cuore dei contratti di filiera. Ora serve che la burocrazia di AGEA sia tempestiva quanto una mietitrebbia in pieno agosto: il mais ha rialzato la testa, non possiamo permetterci di farlo inciampare proprio ora».

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