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Goldoni-Arbos, la vendita è sempre più vicina. Ma l’offerta è solo per 110 dipendenti

Dopo l’incontro tenutosi al Ministero dello Sviluppo Economico del 14 gennaio la strada intrapresa dalle trattative per il salvataggio della Goldoni-Arbos lascia intravedere i primi spiragli di luce dopo un lungo periodo di sospensione. Ma se lo spettro del fallimento sembra essere stato allontanato, dopo l’interesse mostrato dal produttore di macchinari industriali belga Keestrack seguito dal deposito dell’offerta presso il Tribunale di Modena, non tutti i nodi sono stati sciolti. Nell’offerta presentata da Keestrack per rilevare la Goldoni-Arbos non sarebbe inclusa la continuità operativa per tutti i dipendenti, in presidio fisso fuori dagli stabilimenti di Magliarina di Carpi da mesi. Ma stando a quanto riportato dalla Gazzetta di Modena sugli oltre 200 addetti soltanto 110 di loro potrebbero continuare a rimanere negli organici aziendali con l’offerta vincolante presentata.

Goldoni-Arbos

Goldoni-Arbos, l’incontro al MISE altro tassello del mosaico

Come riportato dalla nota della Fiom/Cgil di Modena, sin dall’inizio della crisi aziendale a fianco dei lavoratori della storica Goldoni-Arbos, 14 gennaio all’attesissimo incontro in videoconferenza convocato dalla sottosegretaria Todde del MISE erano presenti tutte le parti in causa. I vertici aziendali di Arbos/Goldoni e di Lovol (in collegamento dalla Cina), i consulenti finanziari degli Studi Deloitte e Dentons.

Ma anche Confindustria Emilia Centrale, il Tribunale di Modena rappresentato dal commissario Giudiziale Paolo Rinaldi, la Regione Emilia-Romagna rappresentata dall’assessore alle Attività Produttive Vincenzo Colla e dai suoi collaboratori, i Sindaci di Carpi e Rio Saliceto, le Organizzazioni Sindacali e la RSU.

Lovol, la vendita è vicina? Servono le giuste condizioni

L’argomento principale dell’incontro è ruotato intorno alla necessità di creare il più velocemente possibile le condizioni per favorire una vendita industriale di Goldoni con la conseguente continuità aziendale attraverso la possibilità piena, per il nuovo investitore, di produrre e commercializzare i prodotti Goldoni. Quindi con la messa a disposizione delle proprietà intellettuali del marchio, fondamentali per riprendere l’operatività. Al centro delle trattative c’è il gruppo cinese Lovol, che aveva rilevato la Goldoni-Arbos nel 2015 e alla cui gestione societaria è recentemente subentrato il colosso cinese Weichai.

I tempi per portare Lovol alla vendita, stando alla relazione del presidente di Goldoni, Chris Dixon, sono molto stringenti a causa della condizione con termini temporali molto ravvicinati posta dal Tribunale. Si parla del 20 gennaio, il giorno prima della data che era stata scelta per l’assemblea dei creditori, ora slittata a marzo proprio per dare più tempo alle parti per organizzarsi. Il rischio di una mancata velocizzazione dei processi potrebbe portare di nuovo all’ipotesi di un concordato liquidatorio o, peggio ancora, alla possibilità, ad oggi apparentemente allontanata, del fallimento.

Goldoni-Arbos, nonostante i passi in avanti c’è ancora incertezza

La Regione Emilia Romagna, come ha riportato la Gazzetta di Modena, continuerà a monitorare la situazione, sia per quanto concerne le richieste portate avanti dal Tribunale per il concordato, sia in merito alle mosse della Keestrack o di eventuali nuovi acquirenti. Il MISE dal canto suo ha rimarcato l’interesse a sostenere l’acquirente ma solo a patto della garanzia della piena operatività occupazionale. Che, ad ora, non sembrerebbe esserci.

Insomma, nonostante alcuni segnali incoraggianti, l’incontro al MISE, come ha ribadito Fiom/Cgil, non ha esaurito le preoccupazioni e non cancella le ansie più volte dichiarate per le sorti dagli attuali 185 dipendenti della Goldoni, ma rappresenta tuttavia un passaggio importante e non scontato. La sigla sindacale e le RSU sono interessate ad incontrare al più presto il nuovo investitore poiché sarà fondamentale conoscere e condividere il piano industriale che verrà proposto e che dovrà poi essere sostenuto dai necessari accordi sindacali condivisi dalle lavoratrici e dai lavoratori a garanzia dell’occupazione e della prospettiva, anche per quanto riguarda gli effetti sull’indotto e più in generale sul territorio, nonché, come elemento non secondario ai fini del voto dei creditori.

Intanto il presidio fuori dall’azienda di Magliarina di Carpi prosegue: le attuali condizioni poste, secondo i sindacati, non hanno ancora la concretezza sufficiente per rappresentare una risposta convincente alla richiesta di continuità occupazionale e produttiva. La cassa integrazione, invece, proseguirà fino al 26 marzo.

2021-01-15T18:41:42+01:0015 Gennaio 2021|Categorie: TRATTORI NEWS|