Il campo largo degli incentivi. Com’è la situazione a inizio 2026?
Il settore della meccanizzazione agricola chiede stabilità e strumenti che permettano una pianificazione pluriennale degli investimenti, evitando incentivi che favoriscano i grandi operatori o spingano ad acquisti incoerenti. Ecco le misure in campo
La richiesta che arriva dal mondo della meccanizzazione agricola è chiara e compatta: produttori, rivenditori e operatori chiedono certezze, stabilità e la possibilità di pianificare gli investimenti su più anni. Gli incentivi devono favorire il rinnovo del parco macchine senza trasformarsi in misure protezionistiche o in scorciatoie che premino soltanto le realtà più grandi.
Fondamentale è inoltre evitare che la ricerca dell’agevolazione induca acquisti non coerenti con le reali esigenze aziendali (per esempio mezzi sovra o sottodimensionati rispetto alla realtà produttiva). Questi sono elementi emersi con chiarezza nel confronto che abbiamo avuto con costruttori e concessionari, e rappresentano criteri utili per valutare la qualità complessiva del sistema di incentivi.
Incentivi 2026, il ruolo del credito d’imposta
La Legge di Bilancio 2026 prevede per il triennio 2026–2028 un credito d’imposta del 40% per investimenti in beni strumentali nuovi destinati alla produzione primaria, con un tetto massimo di investimento agevolabile fissato a un milione di euro per impresa. Si tratta di un beneficio di natura fiscale e non di un contributo a fondo perduto: l’impresa sostiene l’intero esborso al momento dell’acquisto e poi recupera il vantaggio mediante compensazioni fiscali secondo le modalità e i tempi previsti dalla normativa.
Questo aspetto, una critica molto comune, rende l’incentivo rilevante, ma meno immediato sul piano della liquidità per quelle aziende individuali o per le realtà piccole che faticano a impiegare crediti d’imposta per mancanza di capienza fiscale.

Il bando ISI INAIL
Accanto alla leva fiscale, resta centrale il ruolo del Bando ISI dell’INAIL come strumento operativo per il rinnovo del parco macchine in chiave di sicurezza sul lavoro. L’Asse 5 del Bando ISI destina risorse specifiche al settore primario ed è pensato per sostenere l’acquisto di macchine e attrezzature più sicure; è stato dotato di 90 milioni di euro, di cui 70 milioni destinati alla generalità delle imprese agricole e 20 milioni riservati ai giovani agricoltori. La natura a fondo perduto lo rende un intervento particolarmente incisivo sul prezzo netto d’acquisto, ma l’accesso è mediato da finestre temporali, graduatorie e meccanismi ‘a sportello’ che introducono variabili di tempistica e incertezza.
L’iperammortamento
Sul fronte normativo generale, il 2026 segna una svolta nella forma degli aiuti fiscali destinati agli investimenti in tecnologie: il quadro dei crediti d’imposta ‘Transizione 4.0/5.0’, così come è stato operato nei due anni precedenti, viene ricondotto a un meccanismo diverso, con la reintroduzione dell’iperammortamento per il periodo 2026–2028. Consiste nella maggiorazione del costo fiscalmente deducibile ai fini dell’ammortamento, strutturata per scaglioni (la fascia iniziale riconosce una maggiorazione fino al 180% del costo, con percentuali decrescenti per le fasce superiori).
Questo passaggio modifica l’impatto finanziario: se i crediti d’imposta agivano come strumenti con effetti spesso più immediati sulla liquidità, l’iperammortamento produce un beneficio distribuito nel tempo attraverso l’ammortamento fiscale e dipende dalla capienza reddituale del soggetto che investe. Per il comparto delle macchine agricole, quindi, il punto cruciale resta l’ammissibilità tecnica del bene. Saranno agevolabili soltanto i mezzi che rispettano i requisiti di contenuto tecnologico e di interconnessione previsti negli allegati tecnici e nei decreti attuativi, perciò non ogni modello di trattore sarà automaticamente incluso nel perimetro dell’agevolazione.
La critica evidenzia come anche questo incentivo favorisca, ma non è detto che sia necessariamente un male, le imprese più strutturate perché è evidente che le imprese che generano utili importanti avranno sempre capienza, mentre chi fa pochi utili potrebbe non avere la possibilità di ammortizzare la somma spesa.

Incentivi 2026, gli altri strumenti
Completano il quadro altri strumenti che incidono sul costo e sulle condizioni di acquisto. La Nuova Sabatini rimane uno strumento operativo per migliorare la bancabilità degli investimenti in beni strumentali. La misura interviene sugli interessi di finanziamento calcolati ‘in via convenzionale’ per un piano a cinque anni, con parametri diversi a seconda delle tipologie (tassi convenzionali indicati per investimenti ordinari e tassi maggiorati per i beni ‘4.0’ o ‘green’), e la possibilità di integrazione con la garanzia del Fondo PMI per facilitare l’accesso al credito.
Questo significa che, pur non incidendo direttamente sul prezzo come un contributo a fondo perduto, la Sabatini riduce il costo finanziario complessivo dell’operazione e può fare la differenza nella fattibilità di un acquisto per molte PMI agricole (riduce sostanzialmente il tasso di interesse e aumenta la bancabilità delle imprese). Infine, il PNRR e i bandi regionali hanno rappresentato un canale concreto per interventi mirati, in particolare nella sostituzione di macchine obsolescenti con trattori alimentati a biometano e nell’adozione di strumenti di agricoltura di precisione.
Le componenti operative del programma per lo sviluppo del biometano prevedono una dotazione complessiva di risorse per promuovere l’economia circolare, con specifici plafond destinati alla sostituzione di macchine e all’acquisto di attrezzature di precisione.
Il tema delle scadenze
Nelle misure più recenti è indicata l’ambizione di sostituire almeno 300 trattori con mezzi alimentati esclusivamente a biometano. Va tuttavia sottolineato che alcune di queste azioni sono vincolate a finestre temporali molto nette, con scadenze operative ravvicinate che richiedono pianificazione puntuale: per alcune linee la conclusione delle operazioni e l’immissione in servizio entro scadenze prefissate (legate agli obiettivi PNRR) è condizione di ammissibilità.
Per questo motivo produttori, concessionari e imprese devono lavorare con anticipo su documentazione tecnica, certificazioni e cronoprogramma di consegne. Nel valutare ‘quanto valgono’ gli incentivi nel 2026 occorre dunque adottare una prospettiva multi-dimensionale. Il credito d’imposta del 40% rappresenta una leva fiscale consistente per il settore primario, l’INAIL fornisce opportunità immediate e di forte impatto tramite fondo perduto su interventi di sicurezza.
L’iperammortamento cambia la tempistica e la natura dell’agevolazione fiscale rendendo necessaria una più accurata pianificazione contabile, mentre la Nuova Sabatini migliora la bancabilità e il PNRR finanzia interventi strategici, ma con vincoli temporali e tecnici stringenti. Nel migliore dei casi la combinazione corretta di questi strumenti può ridurre significativamente il costo effettivo di un trattore nuovo, ma la condizione perché ciò avvenga è una pianificazione attenta, la verifica preventiva dei requisiti tecnici del mezzo e la coordinazione tra azienda agricola, concessionario e consulente fiscale. L’idea comunque è che il tutto spinga sempre più verso l’agricoltura vista come una vera e propria impresa strutturata e più ‘standardizzata’ del passato.

Il commento di FederUnacoma
“Il parco macchine italiano è complessivamente molto vecchio, perché comprende mezzi che hanno anche trenta o quarant’anni di vita, ancora utilizzati in azienda anche se fuori da ogni standard di efficienza e sicurezza”, ha esordito Simona Rapastella, Direttore Generale di FederUnacoma nel commentare lo stato generale degli incentivi 2026. “Il mercato dell’usato, che nel nostro Paese è ancora molto consistente, visto che il numero di trattrici d’occasione supera di circa tre volte il numero di quelle di nuova immatricolazione, concorre purtroppo a mantenere un’alta percentuale di mezzi vecchi e ritarda il processo di sostituzione che è invece davvero necessario”.
“L’acquisto di nuovi mezzi comporta evidentemente un investimento che le imprese agricole – a causa dei bassi redditi e delle dimensioni aziendali che non consentono economie di scala – difficilmente riescono a sostenere. Gli incentivi statali hanno dunque una funzione fondamentale, perché consentono a molti agricoltori – sia pure nei limiti dei fondi pubblici disponibili – l’acquisto di mezzi di nuova generazione che rendono le loro imprese più competitive”.
“Negli ultimi anni abbiamo potuto disporre di più strumenti, vedi il 4.0, il Bando ISI-Inail, il Fondo Innovazione Ismea, la Nuova Sabatini, il Pnrr, il PSR, il 5.0 ed altri, che hanno sostenuto il mercato in un periodo peraltro di incertezza economica, reso ancora più difficile dall’aumento dei prezzi di listino e dalla difficoltà di accesso al credito”.
“Il rifinanziamento degli incentivi, annunciato dal Governo nel mese di dicembre, indica la volontà di dare continuità al rinnovamento del parco agromeccanico e questo è molto importante perché il ricambio deve avvenire in modo costante e progressivo e non per ondate, come è accaduto invece in passato con i provvedimenti per la rottamazione che hanno creato scompensi sia nella produzione che nell’acquisto dei macchinari”.
“E’ molto importante, infine, che gli strumenti d’incentivazione vengano messi a punto nei loro aspetti operativi in collaborazione con le organizzazioni di categoria che rappresentano l’intera filiera agricola e agromeccanica. Come Federazione dei costruttori abbiamo dato il nostro contributo in questi anni, soprattutto per semplificare le procedure di assegnazione dei fondi e per segnalare le esigenze specifiche dei vari segmenti merceologici che compongono il nostro settore. Siamo a disposizione dei Ministeri e delle Istituzioni anche per questa nuova tornata di incentivi, pronti a valorizzare questi strumenti anche con iniziative di informazione e di supporto tanto per le industrie costruttrici quanto per le imprese agricole che intendono acquistare i macchinari”.
