Tra gli underdog che durante l’ultima edizione di Fieragricola hanno stupito pubblico e stampa, spicca anche un nuovo concetto di irroratrice autonoma. Che, complice la sua stazza e lo stand in antracite con neon scintillanti, ha rapito non pochi sguardi. Stiamo parlando di 360 Rain, un macchinario per l’irrigazione adattiva che distribuisce in modo autonomo il prodotto richiesto, a bande o a spaglio, su tutta la superficie del campo, anche se di forma irregolare, senza tralasciare alcun angolo.

Questa irroratrice è importata e commercializzata in Italia da Agro+ Srl e sviluppata negli Stati Uniti da 360 Yield Center, azienda specializzata in soluzioni per l’irrorazione con sede a Morton, nell’Illinois. 360 Rain intende quindi offrire maggiore controllo nell’applicazione dei prodotti di cui le colture hanno bisogno: acqua, nutrienti, letame (o tutti e tre insieme). L’intento è quello di garantire operazioni di qualità con meno passaggi, meno manodopera e, soprattutto, un utilizzo più efficiente delle risorse.

Lo stand di Fieragricola di Agri+ Srl in cui è stata esposta la nuova irroratrice autonoma

360 Rain, un (piccolo) colosso…acquatico

Notevoli le dimensioni di questa nuova irroratrice, rimarcate anche durante la kermesse scaligera: 360 Rain si estendeva su praticamente tutto lo stand di Agro+. La larghezza complessiva (con barra di irrorazione) arriva infatti a toccare gli 863 cm, mentre l’altezza (con bobina) è di 490,22 cm. Il peso a vuoto è di 5.624 kg. Che, con acqua, prodotti fitosanitari e carburante, può lievitare fino a quasi 11.929 kg, a testimonianza di una vocazione per impieghi intensivi su campi particolarmente estesi.

Per garantirne il funzionamento, 360 Rain deve essere collegata a un pozzo, una laguna o un serbatoio con una portata superiore ai 750 litri al minuto, con una pressione di 115 PSI (al pozzo o all’idrante). Per quanto riguarda i requisiti di alimentazione, la stazione base – da porre vicino al bordo del campo – richiede 110 V CA (cifra che non dovrebbe rappresentare un problema per il nostro Paese, dove lo standard delle prese è di 230 V, sempre in corrente alternata).

Il pacchetto di base dell’irroratrice offerto dal costruttore include un quadro elettrico precablato per alimentare il GPS e la rete cellulare, oltre a ingressi per un massimo di quattro sensori di pressione o di portata e fino a otto relè per pozzi, pompe di aumento pressione e pompe di iniezione.

Un concentrato di tecnologia

Programmata per seguire percorsi che aggirano gli ostacoli, 360 Rain è in grado di coprire campi di qualsiasi forma, compresi gli angoli che gli irrigatori a pivot centrale non riescono a raggiungere. È dotato di un sistema dedicato di comunicazione gps (con una stazione a bordo campo) e cellulare (per l’app mobile) che gli consente di navigare in modo autonomo nei campi seguendo i percorsi tracciati precedentemente dal passaggio della seminatrice.

L’irroratrice è alimentata da un motore in grado di erogare fino a 24 cv. Completa il quadro della catena cinematica una trasmissione diesel-elettrica che consuma poco meno di due litri di carburante all’ora, consentendo fino a 600 ore di autonomia con un unico rifornimento. 360 Rain è collegata all’erogatore tramite un tubo flessibile da 7 cm di diametro e lungo 914 metri. Come accennato, può attingere da una varietà di fonti, tra cui il collegamento diretto al pozzo, i riser alimentati da condutture o l’acqua di superficie.

Tramite una bobina verticale, poi, è possibile srotolare e riavvolgere il tubo mentre la macchina si muove, coprendo fino a oltre 80 ettari per lavorazione. Attraverso un gruppo di sensori, l’erogatore misura la velocità di avanzamento, la velocità della bobina e il raggio di sterzata per erogare o recuperare il tubo senza che questo venga spinto o tirato in zone indesiderate del campo.

In primo piano

Articoli correlati