“Nell’anno di transizione che ci separa dall’entrata in vigore della nuova Politica agricola europea, il nostro osservatorio economico ha individuato nelle strategie di diversificazione, integrazione di filiera e terziarizzazione le direttrici fondamentali lungo le quali le imprese del settore primario sono chiamate a muoversi per prepararsi ad affrontare gli scenari futuri”. A dichiararlo è Marco Speziali, presidente di Caiagromec Academy, l’ente di formazione che fa capo alla Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani (Cai) e che da anni è impegnato nella diffusione della cultura d’impresa a beneficio di coloro che lavorano nelle aree rurali.

Agricoltura di transizione, tra specializzazione, nuove tecnologie e diversificazione

“In mercati sempre più globalizzati le leve dell’innovazione e della differenziazione sono fondamentali per le imprese operanti nel campo delle materie prime di qualità, così come dei prodotti agricoli trasformati – afferma Speziali -. Se da un lato la specializzazione e l’investimento in nuove tecnologie permettono di rafforzare il core business dell’impresa, dall’altro occorre aprirsi ad un prudente cammino di diversificazione delle fonti di reddito, esplorando opportunità di crescita anche in comparti agricoli e zootecnici parzialmente diversi rispetto alla propria tradizione aziendale. In questo caso, una formazione continua e accurate indagini di mercato costituiranno una premessa ineludibile per dar vita a nuovi percorsi professionalizzanti e generare valore aggiunto addizionale”.

Agricoltura di transizione, l’importanza dell’integrazione di filiera

Un’altra linea guida essenziale raccomandata da Caiagromec Academy è quella dell’integrazione di filiera. “Nei giorni scorsi abbiamo accolto con una certa soddisfazione la notizia della definizione in sede di ministero delle Politiche agricole del quinto Bando dei contratti di filiera e di distretto – osserva Gianluca Ravizza, segretario generale dell’Academy e vicepresidente vicario di Cai -. Si tratta sostanzialmente di strumenti di collaborazione tra pubblico e privato che puntano a promuovere investimenti nel settore agroalimentare, lungo un percorso interprofessionale che parte dalla produzione agricola e arriva fino alla distribuzione dei prodotti trasformati”.

L’outsourcing e il ruolo delle imprese agromeccaniche

Tra le sfide che attendono il settore primario nel prossimo futuro vi è, infine, quella di una sempre più forte collaborazione tra imprese agricole e agromeccaniche. “L’apporto della cosiddetta agricoltura terziarizzata, o agricoltura in outsourcing – spiega Ravizza – consente di realizzare una razionalizzazione dei costi e un miglioramento delle operazioni colturali che altrimenti non sarebbero alla portata delle micro e piccole imprese. È la conseguenza di un semplice ragionamento in termini di costo-opportunità: per chi non beneficia di significative economie di scala il ricorso ai servizi agromeccanici risulta nettamente più conveniente rispetto agli ingenti costi di ammortamento, manutenzione e riparazione di un parco macchine completo”.

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