Nonostante le turbolenze dettate dalle crisi geopolitiche, dall’andamento altalenante dei prezzi di tutte le principali commodities (energia in primis) e dalle storture della PAC più volte denunciate dalle sigle di categoria, l’andamento del settore agroalimentare in Italia nel 2024 potrebbe mettere a segno un fatturato record, pari a 64 miliardi di euro. Un valore che, se raggiunto, porterebbe a +6% il computo del totale rispetto al 2023, e rappresenterebbe circa il 10% sul totale delle vendite all’estero dell’Italia.

Per Confagricoltura si tratta di numeri importanti, che testimonierebbero lo stato di salute del settore, ma su cui pesano ancora le crescenti tensioni internazionali, l’aumento del costo dei trasporti navali e dei prodotti energetici. Quelle elaborate dalla sigla agricola restano comunque previsioni. Che tuttavia, se confermate, porterebbero il ‘Made in Italy’ agroalimentare a colmare il divario nei confronti della Spagna. “Un risultato che sembrava fuori portata fino a pochi anni fa”, ha commentato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in occasione della giornata nazionale del ‘Made in Italy’ del 15 aprile.

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Made in Italy, il commento di Giansanti sulle potenzialità del settore agroalimentare

“In tutto il mondo, alle nostre produzioni vengono riconosciuti requisiti di gusto, qualità e sostenibilità difficilmente eguagliabili, anche perché legati all’eccellenza della Dieta Mediterranea”, ha proseguito Giansanti. “Dietro ai successi c’è anche l’impegno costante di tutte le imprese della filiera per interpretare i segnali che arrivano dal mercato, anticipare l’evoluzione della domanda e far crescere, grazie agli investimenti e alle innovazioni, la competitività. I punti di forza del nostro sistema sono costituiti dalla differenziazione produttiva, dalla flessibilità e dall’apertura alle innovazioni tecnologiche”.

L’agricoltura italiana è stabilmente ai primi posti in Europa per valore aggiunto. Aggiungendo, quindi, ai punti di forza del settore industriale, la qualità e l’eccellenza delle produzioni agricole italiane, risulta evidente che il settore agroalimentare del Paese ha le potenzialità per diventare il ‘numero uno’ al mondo. Le nostre esportazioni possono salire nel medio termine fino a 100 miliardi di euro”, puntualizza il presidente della Confagricoltura.

Per Giansanti, occorre quindi migliorare la logistica per abbattere i costi di trasporto più alti rispetto alla concorrenza, rafforzare l’assistenza alle imprese che intendono cimentarsi sui mercati internazionali”, puntando “sull’apertura di nuovi sbocchi e sul miglioramento della presenza”, in virtù delle potenzialità economiche in tutti quei mercati, soprattutto orientali, dove il ‘Made in Italy’ non ha ancora fatto breccia (come, per esempio, negli Stati Uniti, dove ai prodotti italiani sono riconosciuti status di qualità e ricercatezza).

“Resta il fatto – conclude Giansanti – che per esportare di più occorre, prima di tutto, produrre di più. Obiettivo che può essere centrato solo se le imprese della filiera, dal campo, dagli allevamenti al prodotto finito, sono efficienti, competitive e in grado di assicurare una adeguata marginalità economica”.

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