agromeccanici

La transizione ecologica è tra i principali leitmotiv con cui il nuovo esecutivo guidato dall’ex Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi è stato accolto sui mezzi di informazione, sia italiani che esteri. Una tematica cruciale per cui il neopremier ha perfino istituito un apposito Ministero (che, in sostanza, sarebbe il “vecchio” Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare), guidato dal fisico Roberto Cingolani, ex direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. Il tutto in vista del rilancio dell’Italia con il Recovery Plan, in cui la transizione green rappresenta una delle voci più importanti insieme a quella della digitalizzazione. Ed è a partire da questi punti che CAI, la Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani, ha inviato una nota al presidente del Consiglio Mario Draghi, assicurando la collaborazione, proprio nell’ottica di un rilancio dell’agricoltura in chiave ambientale, secondo la linea della Commissione europea e del Governo.

Agricoltura sostenibile e transizione green, gli agromeccanici giocano un ruolo fondamentale

“Preso atto che la Commissione europea ha presentato il grande disegno del Green Deal, all’interno del quale vi sono le strategie Farm to Fork e Biodiversity che delineano una rivoluzione ambientalista per l’agricoltura – ha dichiarato Gianni Dalla Bernardina, presidente di Cai – riteniamo sia necessario abbandonare la linea degli annunci e degli obiettivi dichiarati senza pianificare politiche effettive di sostegno, finanziamenti dedicati, strumenti di accompagnamento”. Una nuova agricoltura verde potrà essere garantita dagli agromeccanici, “se sostenuti da specifici provvedimenti, poiché hanno mezzi e personale specializzato per dare risposte efficienti e perché è a loro che ormai si rivolge una ampia maggioranza di produttori agricoli”.

Il comparto agromeccanico, con un fatturato di oltre 3,12 miliardi di euro, secondo le stime del Crea, rappresenta il futuro dell’economia agricola nazionale. “Francamente la categoria è spesso marginalizzata dalle Istituzioni – ha concluso Dalla bernardina – poiché manca di quei numeri necessari per suscitare interesse politico, ma le 18.000 e più imprese professionali che operano sul territorio nazionale rappresentano, ora più che mai, il futuro dell’agricoltura teso all’innovazione, all’agricoltura di precisione, all’efficienza in campo per garantire rese migliori, qualità superiore e sostenibilità ambientale, economica e sociale”.

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