Secondo quanto affermato dall’Assessore regionale lombardo, il criterio di storicità che regola la ripartizione dei fondi europei rappresenta a tutti gli effetti un modello superato, che non tiene conto delle oggettive esigenze locali – da calcolare in base a parametri specifici e, per l’appunto, non storici – e che negli anni ha ridotto il numero di titoli (sostanzialmente un diritto che va di pari passo con gli ettari di terra coltivata e che permette di ricevere determinati stanziamenti all’interno della PAC, Politica Agricola Comune) di numerose imprese agricole. A titolo esemplificativo Rolfi ha citato il caso del portafoglio titoli delle aziende lombarde che, dal 2014 al 2020, è diminuito di 150 milioni di euro.

Rolfi ha quindi ribadito a piena voce il suo sostegno alla misura proposta dal neoministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli, di concerto con altre quattordici regioni, guidate da giunte di diversi colori politici. La richiesta è quella di applicare parametri oggettivi e una ripartizione equa dei PSR (Programma di Sviluppo Rurale) già nel periodo di transizioni 2021-2022, in attesa dell’entrata in vigore della nuova PAC.

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Fondi europei agricoltura, serve un cambio di passo

“Il criterio di storicità è da consegnare, appunto, alla storia. Non capiamo perché gli agricoltori di alcune Regioni debbano continuare ad avere più risorse rispetto a quelli di altre regioni. Basti pensare che con i cosiddetti criteri storici difesi da solo 6 Regioni su 21, considerando le province autonome, queste regioni (Sicilia, Basilicata, Calabria, Umbria, Puglia e Campania) hanno percepito negli ultimi 20 anni il 48% dei fondi del secondo pilastro assegnati all’Italia”. Così ha esordito l’assessore Rolfi proprio in merito alle proposte delle suddette regioni per la ripartizione delle risorse del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FAESR) dell’anno in corso e del prossimo.

“Solo la Sicilia ha avuto una disponibilità per il periodo 2014-2020 per il Psr di 2,2 miliardi di euro, pari al doppio di quello lombardo. Il tutto mentre, con la convergenza interna, le Regioni del centro nord storicamente dotate di titoli più ampi hanno progressivamente visto i propri stanziamenti equilibrarsi a quelli del resto del Paese. Chiediamo pertanto di fare lo stesso anche per i fondi del Programma di sviluppo rurale”, ha ribadito l’assessore. La nuova ripartizione, stando a quanto affermato nella nota della Regione, consentirà alla Lombardia di accedere a 48 milioni di euro di stanziamenti in più.

Le proposte della Conferenza Stato-Regioni

Durante la conferenza Stato-Regioni è stata dunque posta sul tavolo la necessità di ripatire le risorse europee sulla base di specifiche procedure. “Per non far perdere altro tempo alle aziende agricole italiane che attendono la programmazione delle misure”, ha continuato Rolfi, “le risorse pubbliche vanno ripartite con criteri oggettivi e razionali. Che tengano conto di indicatori concreti come quello che anche la Lombardia, insieme alle altre regioni, ha proposto per il confronto. Ovvero: produzione lorda vendibile, superficie agricola utile, numero imprese”. Una misura necessaria anche perché per quanto riguarda gli stanziamenti europei “non si tratta di fondi di perequazione, ma risorse destinate allo sviluppo agricolo e quindi il peso oggettivo dei sistemi territoriali deve essere criterio guida del riparto”.

“Il primo passo per vincere le sfide imposte dalla Farm to Fork è quello di stanziare bene le risorse. Ciò per spendere al meglio i fondi a disposizione. Ricordo che Regione Lombardia pesa nel sistema agricolo nazionale per il 13,5%. E passa, in termini di quota Psr, dal 5,3% al 6,2% con questa proposta di ripartizione. Che è ancora ampiamente inferiore rispetto al suo peso reale” ha infine concluso l’assessore

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