Non si placano i malumori in seno al comparto dei contoterzisti italiani. Al centro del malcontento, ancora una volta, c’è il gasolio agricolo, con il prezzo aumentato vertiginosamente negli ultimi due mesi a causa della guerra in Medio Oriente. Le imprese agromeccaniche, infatti, sono state inserite tra i beneficiari del credito d’imposta del 20%, misura varata dal governo limitatamente al mese di marzo 2026 proprio per far franto all’impennata senza precedenti di un bene ritenuto fondamentale per portare a termine le lavorazioni nei campi.

Durissima la posizione di Cai Agromec. “Un errore di merito e di metodo non ricomprendere fra i beneficiari del tax credit il comparto del contoterzismo professionale”, ha esordito in una nota la sigla che riunisce i contoterzisti italiani. Aprendo a scenari non rincuoranti per tutto il comparto. E, a cascata, anche per quei settori direttamente collegati al contoterzismo. Perché il rischio, come risposta al mancato inserimento nella misura, è vedere i contoterzisti aumentare il proprio tariffario.

Gasolio agricolo, gli errori del governo sul credito d’imposta ai contoterzisti. Il commento CAI

“Escludendo le imprese agromeccaniche dal credito d’imposta – ha commentato il presidente di Cai Agromec, Gianni Dalla Bernardina – il Governo ha commesso tre errori particolarmente gravi. Innanzitutto, una grave disparità fra imprese che svolgono il contoterzismo in maniera professionale, escluse dal tax credit, e imprese agricole che svolgono attività connesse, che invece sono comprese fra i beneficiari del decreto legge 42 del 3 aprile 2026. Un comportamento che potrebbe configurare con ogni probabilità la violazione dell’articolo 3 della Costituzione in termini di eguaglianza e pari dignità sociale”.

Altro elemento particolarmente critico, secondo Cai Agromec, l’incremento dei costi di produzione, che non ha danneggiato solamente il settore del contoterzismo professionale, ma finisce per pesare su tutto il sistema agricolo. “Il prezzo del gasolio agricolo è passato da 0,75 a 1,40 euro al litro, di fatto quasi raddoppiando i costi per l’acquisto da parte delle imprese agromeccaniche – puntualizza Dalla Bernardina -. Significa che i costi di produzione sono raddoppiati alla voce energetica. Un incremento che pagano tanto le imprese agromeccaniche quanto quelle agricole”. Altra conseguenza del boom dei costi del carburante agricolo, infatti, riguarda le tariffe dei servizi professionali in conto terzi.

“Le nostre imprese associate sono molto preoccupate per il boom dei prezzi e per questi motivi consigliamo le nostre imprese ad incrementare le tariffe minime di almeno il 20% rispetto a quanto stabilito dalle varie organizzazioni provinciali. Le imprese agromeccaniche sono responsabili di almeno il 70% delle operazioni di preparazione dei terreni e di semina e di oltre il 95% delle operazioni di raccolta. I maggiori costi finiranno inevitabilmente per pesare sulle imprese agricole. Per questo la dimenticanza del Governo nell’applicazione del tax credit sul gasolio agricolo è un boomerang su tutto il settore”.

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