Agricoltura, caro gasolio e aumento fertilizzanti fanno schizzare i prezzi dei prodotti
La media degli aumenti degli ortaggi in serra ha toccato il +30%. Con picchi, per alcuni prodotti, che hanno sfiorato il +60%. Per ora non ci sono state conseguenze sui prezzi agli scaffali, ,ma l'analisi di Bmti mette in luce un quadro complicato
Le conseguenze della crisi in Medio Oriente, ancora lontana da un’ipotetica risoluzione, iniziano a riversarsi con prepotenza sull’agricoltura e sui prodotti agroalimentari italiani. In particolare sul comparto degli ortaggi coltivati in serra, poiché nella maggior parte dei casi riscaldate ancora a gasolio. Di fatto il carburante che ha visto i rincari più consistenti dall’inizio delle ostilità.
Rispetto allo scorso mese, la media dei rialzi dei prezzi di questi ortaggi ha toccato il +30%. Nello specifico, l’andamento dei prezzi ha visto un +27% il pomodoro ciliegino,+28% per l’asparago, +46% per il cavolfiore biancoverde e addirittura +56% per i finocchi. Aumenta anche il prezzo degli oli di semi (+10,6% in una sola settimana). Si tratta di un prodotto che, a differenza degli ortaggi, in alcuni casi è utilizzato anche come componente base per il biofuel, causando quindi impatti sull’operatività di alcune aziende.
A fotografare la situazione dei prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari ci ha pensato un’elaborazione della Borsa merci telematica italiana (Bmti) basata sui dati rilevati dalle Camere di commercio, dai Mercati all’ingrosso e delle Commissioni Uniche nazionali.
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«Si tratta di rialzi direttamente collegati al conflitto in Medio Oriente perché sono innescati dai rialzi dei listini dei fertilizzanti e di quelli dei carburanti», ha spiegato Bmti. E l’impennata del costo dell’urea «alimenta timori per le prossime semine delle colture cerealicole, in particolare mais e riso». Il 20% dell’offerta mondiale di fertilizzanti transita proprio dallo stretto di Hormuz, che è attualmente il nodo della crisi geopolitica che tiene col fiato sospeso tutto il mondo.
Secondo quanto ripotato da Bmti, in poco meno di due mesi dall’inizio del conflitto, le quotazioni dell’urea sarebbero aumentate del 75% con valori più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un andamento che potrebbe diventare insostenibile per tutto il comparto in pochi mesi. «Non siamo ancora ai livelli del 2022 tuttavia, gli aumenti del prezzo del gasolio e dei fertilizzanti sono preoccupanti e avranno un impatto. Iniziamo ad osservare tensioni nei prezzi dei nostri prodotti agroalimentari». Questo il commento Giulio Montanari, DG di Borsa merci telematica italiana.
Per ora i rincari sono rimasti ‘a monte’. Ma è inevitabile, secondo quanto ribadito dagli esperti di Federdistribuzione e di Circana (società che analizza i comportamenti dei consumatori) che gli aumenti causati dal rincaro del gasolio e dei fertilizzanti si riverseranno anche sui prezzi agli scaffali della GDO. Che, ancora in larga parte, dipende dal trasporto su gomma (quasi interamente a gasolio) e sulla catena del freddo, che per sua natura è uno dei segmenti più energivori tra quelli industriali. E in tutto ciò si fa sempre più vicina la scadenza delle agevolazioni sulle accise che il Governo aveva fissato al 1° maggio proprio per far fronte a questi rincari.
