Isuzu D-Max 2.2, l’arte giapponese di saper fare un pick-up. La prova in Valpolicella
Pochi fronzoli, tanta concretezza. Isuzu ha presentato la nuova generazione del D-Max, ultima evoluzione di un modello che negli anni Duemila ha decisamente caratterizzato il mondo del pick-up. Ecco tutte le novità
Si parte da due cifre: 2.2, che ben rappresentano la novità principale di questa nuova generazione. Cambia, insomma, la cilindrata del motore Isuzu che equipaggia il pick-up. Una modifica, sostanziale, “che nasce dall’ascolto del mercato e dalle necessità di chi utilizza il veicolo”, ha spiegato Giacomo Giombetti di Midi Europe, storico dealer Isuzu che opera in diversi paesi europei, Italia compresa.
Dunque, via il motore da 1.9 litri per far spazio al 2.2, a tutto vantaggio di prestazioni ed efficienza, come vedremo. Di sicuro, i modelli 2026 avranno una denominazione più chiara, con la sigla della cilindrata seguita dall’allestimento: B-Strong per l’entry level e poi, a salire, Evolution, Prestige e Nitro Sport che definisce la versione più sportiva, appunto. Tre le opzioni di cabina, con la singola disponibile solo in configurazione B-Strong e le altre, Space e Crew, rispettivamente con 4 e 5 posti, declinabili in tutti gli allestimenti.

Isuzu D-Max 2.2, un restyling ragionato
Qualche piccolo ritocco estetico c’è stato, con la griglia frontale che appare diversa e più moderna rispetto alla generazione precedente del D-Max, le pedane laterali ridisegnate e un nuovo design dei cerchi in lega, ma il reale punto di svolta del Model year 2026 è più nascosto e, per vederlo, occorre alzare il cofano. Con malcelato orgoglio, specialisti e ingegneri di Midi Europe ci hanno raccontato del nuovo motore RZ4F, come da tradizione sviluppato in-house da Isuzu, nome forte in ambito motoristico anche per via dell’attività di fornitura conto terzi in settori come il movimento terra, per esempio.
Il motore 2.2 Ddi RZ4F-TC Maxforce non è una semplice ritaratura di quello precedente, bensì il risultato di una rivisitazione molto profonda, che coinvolge il blocco motore e la testata – parti non proprio secondarie – così come sono centrali i nuovi pistoni a bassissimo attrito, le bielle e l’albero motore. Cambiano, per dire, anche i valori di corsa e alesaggio, indicatori più che affidabili di un progetto realmente nuovo. Rivisto anche il sistema di iniezione del gasolio, alla ricerca di quel plus di efficienza che può fare la differenza tra una versione e l’altra del propulsore. Rinnovati quindi anche la turbina, che ora beneficia della geometria variabile, e l’aftertreatment (il sistema di post-trattamento dei gasi di scarico) per incidere meno a livello di emissioni nocive.

Nuovo cambio automatico a 8 rapporti
A valle del motore, ecco che Isuzu ha dotato il nuovo D-Max 2.2 di un nuovo cambio automatico della connazionale Aisin, che passa da 6 a 8 rapporti e beneficia, a sua volta, di una nuova regolazione della mappatura dei rapporti stessi, adesso più ravvicinati nello spettro inferiore per ottimizzare spunto e coppia ai bassi regimi, quindi nelle ripartenze e nel traino. Dopo un intermezzo di indisponibilità, torna anche l’opzione del cambio manuale a sei rapporti, che rappresenta sostanzialmente un’evoluzione di quello precedente e disponibile fino a un paio di anni fa. Anche in questo caso, i rapporti sono stati ottimizzati per adattarsi alla nuova cilindrata del motore e fornire uno spunto migliore.
In sintesi, e il messaggio è molto importante per Isuzu, non cambia la potenza massima, che è di 164 cavalli, bensì la coppia, ritenuta non a torto fondamentale per un veicolo chiamato a dare il meglio di sé su terreni sfidanti come il pick-up. Le modifiche appena descritte permettono a Isuzu di garantire una coppia massima di 400 Nm nel range tra 1.600 e 2.400 giri, a fronte dei 360 Nm che si raggiungevano prima ad almeno 2.000 giri del motore. Soprattutto, a regimi di rotazione bassi (1.000 giri), il D-Max passa da 160 a 255 Nm di coppia, facendo segnare un notevole +55 per cento. Partenze in salita, operazioni di traino, lavoro in condizioni sfidanti e in off-road sono tutti contesti che traggono giovamento da questo salto in avanti del pick-up Isuzu.

Ecco il cruscotto semi-digitale
Il D-Max, però, va anche vissuto all’interno dove, pur restando come detto un veicolo da lavoro, non manca una certa sensazione di piacevolezza e comfort. A livello ‘macro’, cambia la cucitura interna dei sedili, che assorbono bene le sollecitazioni della strada e dello sterrato. Si rinnova parzialmente il cluster semi-digitale, con lo schermo da 7 pollici che, pur con un’interfaccia utente non modernissima (ma è così importante per un pick-up?), permette di gestire con un certo agio gli Adas, obbligatori e certamente fondamentali su strada; non sempre di supporto al comfort di guida nelle strette strade sterrate o tra i vigneti, come abbiamo sperimentato durante la prova in Valpolicella.
Sempre a proposito di Adas, va segnalata l’introduzione del sistema di monitoraggio avanzato dell’attenzione del conducente, di serie e attivo dai 20 chilometri all’ora in su, che avvisa in caso di distrazione rilevata. La versione Nitro Sport citata prima ha anche la cosiddetta Surround view camera, basata su un sistema avanzato di sensoristica, supporto non indifferente in fase di manovra, ma anche in certe situazioni di guida in fuoristrada.

L’evento stampa organizzato da Midi Europe ci ha permesso di entrare decisamente in confidenza con il nuovo pick-up, più nello specifico con la versione Prestige dotata del nuovo cambio automatico a 8 rapporti. All’eccellente guidabilità a velocità non troppo elevate lungo strade statali o a scorrimento veloce (ci sono i limiti da rispettare, naturalmente…) fa da contraltare una certa macchinosità quando aumenta la velocità, con maggiori sollecitazioni dovute principalmente alle sospensioni meccaniche a balestra che devono conferire robustezza al veicolo. Forse ci eravamo un po’ dimenticati di essere alla guida di un pick-up.
Alla guida in strada e, soprattutto, in off-road
Il momento clou della giornata, tuttavia, è stata l’escursione in off-road nella zona della Valpolicella, arcinota soprattutto per la produzione vinicola. Lì abbiamo guidato il D-Max 2.2 lungo le stradine, i sentieri e le mulattiere che attraversano e costeggiano i vigneti, appunto, sfruttando la trazione integrale per mantenere sempre in traiettoria il veicolo e la funzione che attiva le ridotte, sempre a trazione integrale, quando il fondo diventava realmente sconnesso. Anche premendo un po’ più a fondo sul pedale dell’acceleratore, mai abbiamo avuto la sensazione di mancanza di stabilità. Le modalità di guida più sfidanti, tuttavia, le abbiamo sperimentate nella pista che Isuzu ha realizzato appositamente per poter mettere a dura prova la tenuta del veicolo.
Lì sono entrati in gioco il bloccaggio del differenziale posteriore, di serie praticamente su tutta la gamma, e il controllo automatico della trazione nei tratti più ripidi in discesa: una funzionalità, quest’ultima, che comporta l’affidarsi totalmente alla tecnologia del veicolo in situazioni borderline che un pick-up come il D-Max deve saper affrontare. Il meteo variabile, con la pioggia che ha bagnato il percorso di prova, ha contribuito a rendere ancora più sfidante il test.
Prezzo: si parte da 33mila euro, IVA esclusa
Infine, il prezzo. A listino, e ovviamente Iva esclusa, si va dai 33mila euro della versione B-Strong a cabina singola con cambio manuale ai 45.300 della configurazione Nitro Sport con cambio automatico e cabina Crew da 5 posti. In mezzo tante opzioni di scelta e la sensazione di essere un po’ nel mezzo tra alcuni brand, specialmente cinesi, presenti sul mercato, e concorrenti di fascia leggermente più alta. Isuzu, e il nuovo D-Max 2.2 ce lo ha confermato, prosegue per la sua pragmatica strada, forte di capacità motoristiche e, più in generale, meccaniche ampiamente riconosciuto.
Anche l’elettrico, comunque nei radar del costruttore giapponese, è vissuto un po’ come una forzatura, in questo momento. “Abbiamo l’expertise per svilupparlo e siamo al lavoro per il futuro. Dobbiamo però ammettere che la domanda oggi è praticamente inesistente e preferiamo concentrarci sui veicoli che chiedono i nostri clienti”, è il senso della loro risposta in conferenza stampa alla domanda specifica. D’altronde quello dei pick-up, aggiungiamo noi, non sembra proprio il segmento più pronto alle zero emissioni allo scarico.

