Si dice spesso che il successo di un trattore lo decreta il mercato. E il TL New Holland non sfuggiva alla regola: più di 6mila unità vendute in un anno in Europa, di cui 1.600 in Italia. Il perché del successo stava tutto nelle caratteristiche del trattore: prestazioni, affidabilità, polivalenza e agilità. Doti a cui si aggiungono l’ideale rapporto peso/potenza e il prezzo ben calibrato. Difficile sbagliare con un mix del genere. Tanto è vero che la ricetta è stata ripresa da altri costruttori primo tra tutti Landini con la serie Ghibli, erede della diffusissima (in Italia) serie 80. Mettendo a confronto il top di gamma delle due case, il TL 100 e il Ghibli 100 Dt, l’intento era quello di scoprire se, oltre alla ricetta, fosse possibile trovare altre similitudini.

E, in effetti, l’impatto visivo portava a pensare a una quasi parentela: erano tutti e due compatti, di colore blu con la trasmissione grigio scura. Nel complesso, molto gradevoli e proporzionati entrambi, con il Landini che prevaleva per personalità, grazie soprattutto alla foggia rotonda e alle forme generose dei gruppi ottici. Davanti, inseriti in una mascherina grigia, mentre dietro annegato nei parafanghi, soluzione che ricordava vagamente le vetture sportive dell’epoca.

Landini vs New Holland: la meccanica. Di solida tradizione. Telai robusti e motori affidabili

I carri erano entrambi tradizionali, di tipo portante, con motore posizionato sopra l’assale anteriore e scatola del cambio che è strutturale al complesso. Il TL però prevaleva per un aspetto molto importante nel segmento di potenza dei “100”: il rapporto peso/potenza. New Holland, infatti, “lima” a 3.760 chili il peso, contro i quasi 4mila dei Landini. Offrendo anche un paio di cavalli “Din” in più al volani: 95 contro 93. Era anche un po’ più ingombrante il Ghibli, con un passo di 2.405 millimetri, contro i 2.314 del rivale,differenza che si ripercuoteva anche sul raggio di sterzata: 4,5 metri contro 4,05. E più alto, con 2.600 millimetri alla cabina rispetto ai 2.495 del TL. Cinque stelle, quindi, al “Modenese” e quattro al “Reggiano”.

Due 4 litri turbo non modernissimi

Sono entrambi ottimamente motorizzati, con due robusti 4 cilindri turbocompressi di cilindrata quasi equivalente, vicina ai 4 litri. Iveco 8045.25 K per il New Holland e Perkins 1004-40T per il Landini. Nessuno dei due era di concezione modernissima per i tempi, ma in quanto a prestazioni e affidabilità davano molti punti a propulsori di concezione più recente. Il TL disponeva di 95 cavalli Din contro i 93 del Ghibli 100, che paga anche una minor riserva di coppia e un arco di utilizzo più limitato. Pressoché identici i consumi, bassi per entrambi, con una ventina di litri/ora a potenza massima e accettabile l’autonomia consentita dai ben accessibili serbatoi posti sotto la piattaforma di 127 (TL) e 120 litri.

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Al capitolo trasmissioni, una precisazione. Sul Ghibli, Landini non offriva cambi idraulici, mentre il TL disponeva di un Hi-Lo a due stadi con l’ottimo inversore elettroidraulico al volante, il che lo avvicinava di più ai Landini Mythos che non al Ghibli. Dunque, il confronto si era preferito farlo sulle versioni meccaniche “base”. Rimanendo nell’ambito delle versioni da 40 km/h, il Ghibli propobeva il 24+12 “Overdrive”, composto da 12 marce avanti e 12 retromarce con inversore sincro e 12 marce avanti veloci (overdrive per l’appunto) la più alta delle quali consente i 40 all’ora. Sul TLinvece si arrivava ai 40 km/h tramite specifiche coppie coniche e si potevano aggiungere 12 marce superidotte alle 12 di base alle 12 per la retro, sempre con inversore sincro con leva dedicata.

Le cabine. Si impone il design del Ghibli. Appare moderno e piacevole. Comfort, abitabilità e ergonomia alla pari

Comfort di guida di buon livello per entrambe le cabine. Anche se sul TL c’è più spazio, il Ghibli proponeva un posto di guida più allegro e moderno. Con alcuni particolari ben realizzati, come il volante e il tettuccio ad alta visibilità, che consentiva la perfetta visione di un eventuale caricatore frontale. In più, i comandi erano chiari ed ergonomici. Mentre il cruscotto forniva tutte le informazioni necessarie e due indicatori digitali monitoravano costantemente il regime motore, i giri della presa di forza e la velocità di avanzamento.

Analogico anche il quadro del TL, completo di termometro che indicava la temperatura del liquido di raffreddamento del motore, lancetta per riconoscere il livello del gasolio e contagiri, che fungeva anche da tachimetro da contagiri per le prese di forza. In entrambi i casi tutti i comandi erano ben posizionati, con le leve del cambio che non erano il massimo a livello estetico, ma si potevano manovrare con facilità. Sul cruscotto, nel Ladini, le bocchette di ventilazione. Posizione che consentiva la buona miscelazione dell’aria in inverno, con la diffusione verso l’alto del caldo. Migliore la soluzione del TL per quanto riguardava l’aria condizionata che arrivava dall’alto e si diffondeva per tutto il volume della cabina.

Insomma, come visto, due trattori apparentemente simili, che svelavano soluzioni tecnologiche piuttosto diverse, come lo era anche il prezzo di listino, equivalente a 35.750 € per il TL 100 DT e di 38.786 per il Ghibili 100 DT, ambedue cabinati e con le stesse gomme. E non va dimenticato che il TL aveva una dotazione più ricca, comprendente l’aria condizionata, il superiduttore e la presa di forza a 1000 giri.

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