Quando l’agricoltura diventa arte: una mostra a Milano sul futuro dell’agtech
Alla Fondazione Prada di Milano la mostra DASH trasforma droni, robot e intelligenza artificiale in metafore del rapporto tra uomo, natura, agricoltura e innovazione. Ecco cosa abbiamo visto
Entrando nelle sale di DASH, la nuova mostra di Cao Fei alla Fondazione Prada di Milano, emerge subito una scelta narrativa particolare: l’agricoltura del futuro non viene raccontata come una semplice evoluzione di macchine e tecnologie, ma come un nuovo immaginario collettivo. Robot, intelligenza artificiale, piattaforme digitali e sistemi autonomi non sono presentati soltanto come strumenti al servizio della produzione, ma assumono un valore simbolico. Diventano elementi di una nuova relazione tra uomo, natura e tecnologia, quasi fossero gli oggetti attraverso cui una società racconta il proprio rapporto con il futuro.
Un esempio centrale è Land Ceremony, opera nella quale Cao Fei reinterpreta un antico rito rurale cinese: il dragone realizzato con il riso e offerto agli antenati come auspicio per un raccolto abbondante. Nella versione dell’artista il drago viene sostituito da un insieme di componenti tecnologici prodotti da XAG, azienda cinese di Guangzhou specializzata in droni agricoli, robot e sistemi digitali per l’agricoltura di precisione, montati su un drago di riso della Lomellina.
Agricoltura, tra arte e futuro. La mostra alla Fondazione Prada
L’immagine è potente perché mette in dialogo due forme di conoscenza apparentemente lontane: quella tradizionale, legata ai cicli della natura e ai rituali agricoli, e quella tecnologica, fondata su dati, automazione e intelligenza artificiale. Il simbolo della fertilità della terra lascia spazio al simbolo della capacità umana di osservare, misurare e intervenire sull’ambiente. Anche in altre opere della mostra la tecnologia assume un valore che va oltre la funzione pratica.
Nell’installazione The Birth (2026), un altare di culto rurale sorregge un velivolo agricolo XAG al posto del tradizionale cero votivo, trasformando un dispositivo industriale in un oggetto quasi sacrale. Nel film in realtà virtuale DASH-180c, invece, il visitatore assume il punto di vista di una macchina abbandonata che sorvola i campi, in uno scenario futuribile che pone una domanda inquietante: la tecnologia progettata per salvarci potrebbe anche diventare una minaccia? È proprio questa ambiguità a rendere interessante il lavoro di Cao Fei. La tecnologia non viene celebrata semplicemente come soluzione, ma osservata come forza capace di modificare il nostro modo di vedere il mondo.

Il ‘rito’ della tecnologia
In questo senso, DASH non è una mostra sulla meccanizzazione agricola, ma sul significato culturale della tecnologia. Cao Fei invita il visitatore a interrogarsi su come gli strumenti che utilizziamo ogni giorno finiscano per modificare non solo il modo in cui lavoriamo, ma anche il nostro immaginario. È un processo che l’agricoltura ha già vissuto più volte nella sua storia: l’aratro, il trattore, la mietitrebbia e oggi il drone non rappresentano soltanto innovazioni tecniche, ma diventano simboli di epoche diverse e di differenti modi di concepire il rapporto tra uomo e natura. Ogni epoca ha avuto la propria macchina simbolo.
Per il Novecento è stato il trattore, emblema della meccanizzazione. Per il XXI secolo, almeno nell’immaginario costruito da Cao Fei, quel ruolo sembra passare al drone: non tanto perché sostituirà il trattore, quanto perché rappresenta il passaggio da un’agricoltura della forza a un’agricoltura dei dati. La vera domanda, quindi, non riguarda soltanto ciò che una macchina è in grado di fare, ma anche il ruolo che le attribuiamo.
È un semplice strumento al servizio dell’agricoltore oppure rischia di trasformarsi nell’elemento attorno al quale costruiamo una nuova idea di agricoltura? È proprio questo passaggio dal piano tecnico a quello culturale a rendere la mostra interessante anche per chi si occupa quotidianamente di innovazione e meccanizzazione. Uscendo dalla Fondazione Prada, però, il confronto con l’agricoltura reale porta inevitabilmente a un’altra prospettiva.

Dalla Cina all’Italia
Nei campi italiani queste tecnologie devono essere valutate soprattutto sulla base della loro capacità di risolvere problemi concreti. L’agricoltura del nostro Paese è caratterizzata da colture specializzate, terreni frammentati, produzioni di alta qualità e una conoscenza profonda dei territori costruita nel corso dei secoli. In questo contesto il drone e le piattaforme aeree rappresentano strumenti interessanti, ma non costituiscono automaticamente il centro dell’innovazione. Possono essere utilizzati per il monitoraggio delle colture, per alcune operazioni di distribuzione o come supporto alle decisioni, ma si inseriscono all’interno di ecosistemi tecnologici già molto avanzati.
Il trattore moderno, infatti, è ormai una piattaforma digitale dotata di guida satellitare, sensori di precisione e sistemi di raccolta dati che operano direttamente sul terreno, centimetro dopo centimetro capendo le differenti esigenze di ogni singola pianta. A queste informazioni si aggiungono quelle provenienti dai satelliti, capaci di analizzare l’evoluzione delle colture nel tempo attraverso serie storiche sempre più precise.
Anche i centri di ricerca stanno lavorando su questa enorme quantità di informazioni: genetica, climatologia e agronomia utilizzano i dati per migliorare la selezione delle varietà vegetali e sviluppare sistemi produttivi più efficienti. In un mix di competenze che non si era mai visto prima di oggi. In altre parole, l’innovazione agricola non consiste nell’accumulare tecnologie, ma nella capacità di integrarle.
Un drone, un trattore connesso, una mappa satellitare o un algoritmo di intelligenza artificiale acquistano valore solo quando dialogano tra loro e quando i dati raccolti si trasformano in decisioni utili. La vera sfida non è quindi disporre di più informazioni, ma riuscire a selezionare quelle davvero rilevanti per l’azienda agricola, evitando che l’abbondanza di dati si trasformi in complessità inutile.

Un ecosistema complesso
La domanda fondamentale, quindi, non è quale tecnologia introdurre, ma quale tecnologia sia realmente utile. Riduce gli sprechi? Migliora la qualità delle produzioni? Aumenta la sostenibilità economica e ambientale dell’azienda? Sono queste le domande che guidano le scelte degli agricoltori. La storia della meccanizzazione insegna infatti che nessuna innovazione si afferma semplicemente perché nuova o spettacolare. Una macchina entra stabilmente nei campi quando dimostra di generare un vantaggio concreto, economico o produttivo. Ed è forse proprio qui che arte e agricoltura si incontrano. DASH mostra come una tecnologia agricola possa trasformarsi in un simbolo culturale, capace di rappresentare speranze, paure e aspettative legate al futuro.
L’agricoltura, però, ricorda che ogni innovazione deve confrontarsi con la realtà quotidiana di chi lavora la terra. Il futuro dei campi non sarà necessariamente quello della tecnologia più avanzata, ma quello delle soluzioni capaci di integrarsi con la conoscenza dell’agricoltore. Perché una macchina, un algoritmo o un drone diventano davvero innovazione soltanto quando migliorano il lavoro e la capacità di decidere di chi li utilizza. Insomma, l’uomo continuerà a essere il vero centro del campo. Le tecnologie potranno semplificare molte operazioni, ridurre la fatica fisica, aumentare la precisione e mettere a disposizione una quantità di informazioni impensabile fino a pochi anni fa.
Allo stesso tempo, però, renderanno il lavoro agricolo sempre più complesso, richiedendo competenze che spaziano dall’agronomia alla gestione dei dati, dalla sostenibilità alla capacità di interpretare gli output dell’intelligenza artificiale. La sfida non sarà quindi sostituire l’esperienza con gli algoritmi, ma mettere queste due forme di conoscenza nelle condizioni di collaborare. È probabilmente questo il messaggio che, osservato con gli occhi di un agricoltore, emerge anche dalla mostra di Cao Fei: il futuro non appartiene alle macchine, ma alle persone che sapranno utilizzarle con competenza, spirito critico e consapevolezza.
