Piccole manovre correttive per far indorare la pillola all’agricoltura italiana ed europea. È questo, in soldoni, il sunto dell’intervento di Uncai in merito alle novità introdotte nelle ultime settimane dall’Unione Europea per chiudere il trattato Mercosur con i paesi dell’America Latina. Oltre alla nuova soglia di salvaguardia dei prezzi ridotta al 5%, la Commissione Europea ha anche annunciato la sospensione dei dazi su ammoniaca e urea e il congelamento del meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) per il 2026.

E la sigla dei contoterzisti Uncai non ci va per il sottile nel criticare queste mosse, ribadendo che in fondo quello di Bruxelles, altro non è che un tentativo di mitigare i costi agricoli per facilitare l’accettazione del trattato Mercosur, senza però risolverne le asimmetrie letali, con la possibilità che il mercato UE venga invaso da prodotti agricoli coltivati con norme che qui, invece, non sono più accettate. In sostanza, una sorta di ‘prova provata di un errore di sistema’.

«Siamo di fronte alla falsificazione empirica del Green Deal», ha tuonato il presidente di UNCAI, Aproniano Tassinari. «Riducendo i dazi, Bruxelles ammette implicitamente che è impossibile imporre standard ecologici record senza distruggere la competitività. Tuttavia, questo alleggerimento fiscale non cambia la sostanza: tra economie di scala imbattibili e libertà normativa, l’Europa sceglie di restare in una pericolosa posizione di preda rispetto al colosso sudamericano».

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La riduzione dei dazi sull’urea a livello comunitario come conseguenza del Mercosur, tra l’altro, rimarca un paradosso, tutto Italiano. Nel nostro Paese, infatti, il ‘Piano nazionale per la qualità dell’aria’ prevede il bando totale dell’urea come fertilizzante a partire dal 1° gennaio 2028 nel bacino padano. «È un controsenso logico», prosegue Tassinari. «L’urea è una commodity insostituibile per mais, frumento e riso, incidendo fino al 30% dei costi di produzione. Il rischio è che i benefici dei tagli tariffari europei naufraghino contro divieti locali. Mettere al bando l’urea senza alternative valide significa condannare la redditività del Nord Italia proprio mentre i concorrenti del Mercosur accelerano grazie a una ‘libertà chimica’ a noi negata».

Per Uncai è come se l’UE, matematicamente parlando, stesse correggendo i decimali, a fronte di errori che intaccano interamente l’ordine di grandezza dell’operazione. Secondo Uncai, infatti, ridurre il costo dei fattori produttivi di pochi punti è inutile se poi si spalancano le porte a prodotti che non seguono le nostre stesse regole. In questa partita, il grano e il riso italiani rischiano di subire una scissione d’identità: da un lato il prodotto UE, trasformato in un ‘bene di lusso normativo’ (iper-regolato e fuori mercato), dall’altro il prodotto Mercosur, che diventa lo standard di massa a basso prezzo.

«Uscire dalla dialettica preda-predatore richiede realismo, non ideologia», conclude Tassinari. «Non servono divieti, serve tecnologia. I contoterzisti professionali sono già pronti con i sistemi a dosaggio variabile e l’agricoltura di precisione per abbattere l’impatto ambientale senza sacrificare le rese. Chiediamo che le agevolazioni fiscali siano accompagnate da una revisione dei tempi del bando sull’urea e da clausole specchio reali: se l’Europa vuole essere un ponte di dialogo e non una terra di conquista, deve pretendere dai partner lo stesso rigore che impone ai propri agricoltori».

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