Un comparto solido ma con innovazione limitata e disomogenea. È questo in estrema sintesi quanto emerso dalla prima mappatura completa delle tecnologie agricole nel Sud Italia. PwC e Startupitalia, nel contesto del SIOS26 Summer di Cagliari, hanno presentato un report che fotografa lo stato dell’Agritech all’interno del sistema agroalimentare meridionale e le sue prospettive di sviluppo, combinando analisi quantitative e qualitative.

L’agroalimentare italiano è un asset strategico con oltre 1,13 milioni di aziende agricole attive e un valore aggiunto di 88,9 miliardi di euro nel 2025, fino al 15% del PIL nazionale considerando la filiera estesa. Oggi il settore opera in uno scenario complesso: il cambiamento climatico riduce rese e risorse, la sostenibilità diventa condizione di competitività, e le filiere devono essere tracciabili, efficienti e resilienti.

Agritech, i numeri del Sud Italia. Un comparto in crescita ma alcuni nodi da risolvere

Come ribadito dalle due realtà che hanno effettuato lo studio, l’AgriFoodTech rappresenta una trasformazione chiave dell’economia italiana: integra tecnologia, dati e nuovi modelli produttivi in un comparto legato ai territori, alle filiere e alla qualità. Puglia, Calabria, Sicilia e Campania ospitano circa il 44% delle imprese agricole italiane e contribuiscono, con agroalimentare e agroindustria, per 17,3 miliardi di euro di valore aggiunto. Il territorio è fortemente vocato a produzioni di qualità (olivicoltura, vitivinicolo, ortofrutta, lattiero-caseario) e conta 327 denominazioni DOP/IGP (38% del totale nazionale).

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Tuttavia, la propensione all’innovazione resta limitata: solo il 12% delle aziende agricole italiane ha introdotto innovazioni tecniche o gestionali tra il 2019 e il 2024 (6,2% nel Sud) e nel 2024 soltanto l’8% delle aziende risulta digitalmente maturo. La pressione normativa crescente (Decreto MASAF, Regolamento anti-deforestazione, Direttiva NIS2, aggiornamenti HACCP) rende la digitalizzazione non solo un obbligo di compliance ma anche un driver dell’innovazione.

La tipologie delle realtà aziendali analizzate

La mappatura delle 82 startup e PMI innovative restituisce l’immagine di un ecosistema in forte evoluzione, guidato da una base imprenditoriale decisamente giovane e dinamica, dove quasi la metà delle realtà è stata fondata negli ultimi cinque anni. Questa vivacità si concentra principalmente a livello territoriale in Sicilia, Puglia e Campania, che insieme accolgono ben il 72% delle aziende mappate.

Sotto il profilo tecnologico, il settore si distingue per un approccio fortemente multi-tecnologico, con il 77% delle startup capace di integrare più di una tecnologia abilitante all’interno delle proprie soluzioni. Questa complessità si traduce in una diversificazione delle traiettorie innovative che, da un lato, vede il consolidamento del cluster dedicato alla Smart & Precision Agriculture (scelta dal 36% delle realtà) e, dall’altro, la progressiva emersione di nuovi ambiti strategici legati alla circular economy, alla tutela della biodiversità e all’adattamento climatico.

Le tendenze emerse dallo studio

Dall’analisi emergono gap e opportunità che delineano un ecosistema in consolidamento, ma bisognoso di interventi mirati per una crescita sostenibile. Le prime linee d’azione si concentrano sul fattore umano e strutturale, puntando sul coinvolgimento strategico degli orchestratori di filiera – come cooperative e grandi imprese – per favorire un’adozione tecnologica su larga scala.

Questo processo deve essere supportato dal rafforzamento di cluster territoriali specializzati e dall’investimento in competenze interdisciplinari che uniscano agronomia, tecnologia e business. In questo contesto, il Mezzogiorno assume un ruolo centrale, candidandosi a vero e proprio laboratorio europeo per l’adattamento climatico, ideale per sviluppare e validare soluzioni AgriFoodTech da esportare su scala internazionale.

Parallelamente, lo sviluppo del settore richiede un deciso cambio di passo sul fronte tecnologico e finanziario. Diventa infatti prioritario ampliare l’offerta di capitali per i progetti deep-tech, caratterizzati da cicli di sviluppo più lunghi, e promuovere soluzioni digitali integrate e interoperabili in grado di far dialogare in sicurezza dati, processi e attori della filiera. Questo impianto infrastrutturale e di investimenti si rivela essenziale per sostenere l’introduzione dell’automazione e della robotica agricola, risposte ormai cruciali per contrastare la carenza di manodopera e sollevare le basse marginalità che oggi gravano sul settore.

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