Same Minitauro, un gioiello della meccanizzazione agricola italiana
Equilibrato, manovrabile, moderno e produttivo. Lanciato nel 1968, conobbe un grande e meritato successo. Ecco la storia e i modelli
Primi anni Sessanta, Same era già un importante e affermato costruttore di trattori, leader mondiale nel settore delle quattro ruote motrici. Dal 1964 i suoi mezzi adottarono i motori a V e non più in linea. Scelta singolare ed esclusiva sul mercato, erano sicuramente più compatti e leggeri ma anche più complessi e non sempre affidabili. Probabilmente Cassani volle, come sempre, diversificare la propria produzione da quella dei concorrenti.

Fatto sta che i motori a V durarono per qualche anno spingendo però nuovi trattori assolutamente innovativi. Ad esempio il Same Centauro del 1966, primo trattore al mondo dotato di doppia trazione coassiale, soluzione che gli altri costruttori italiani adottarono anni dopo alla scadenza del brevetto. Nuove trasmissioni, nuovo sollevatore, nuovo posto guida e tanto altro. Tutto questo venne poi innestato nel resto della produzione soprattutto nel Minitauro del 1968 che segnò il ritorno ai motori in linea, equipaggiato con un tre cilindri da 2.552 cc erogante 46 cavalli a 2.200 giri.

Il successo fu immediato il Minitauro era moderno, dall’ aspetto gradevole, dotato di tutte le innovazioni sopra descritte. La prima versione era disponibile in versione standard, chiamata ‘Universale’ e da quella definita ‘Frutteto’, più stretta e bassa per operare nei frutteti e nei vigneti. Poi arrivarono il Minitauro 55 con lo stesso motore erogante però 52 cavalli e il Minitauro 60 con il tre cilindri portato a 3,1 litri e potenza erogata di 56 cavalli. Erano i classici trattori tuttofare, per questo molto apprezzati e richiesti, venduti in quasi 21 mila esemplari: un grande e meritato risultato.



