Federacma, chiesti 200 mln € al Governo per rifinanziare Agricoltura 4.0
Secondo la sigla si rischia di andare verso il blocco totale degli investimenti senza un'adeguato rifinanziamento del credito d'imposta nel secondo semestre del 2026. Pesanti conseguenze per imprese e occupazione
Lo sblocco dei finanziamenti per il credito d’imposta Agricoltura 4.0 innescherebbe un circolo virtuoso all’interno del mondo agromeccanico: a cascata, infatti, i benefici derivanti da questa misura si riverserebbero sull’IVA, sui lavoratori e su tutto l’indotto di vaste aree agricole del nostro Paese. È questa, in soldoni, la ricetta che Federacma ha enunciato in una nota. Nel suo appello la sigla che riunisce i rivenditori di macchine e attrezzature agricole non ha mancato di ribadire che il settore del commercio e della distribuzione delle macchine agricole sta attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi anni.
A pesare sono soprattutto l’esaurimento o l’insufficienza degli strumenti di sostegno che, insieme ai ritardi nell’attuazione delle misure già approvate, ha di fatto bloccato gli acquisti delle imprese agricole, Con ripercussioni pesanti su tutta la filiera: dai costruttori alle concessionarie, dalla componentistica ai servizi di assistenza, fino all’occupazione. Per questo Federacma ha chiesto lo stanziamento di 200 milioni di euro, sollecitando un intervento coordinato tra Ministero dell’Agricoltura, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Ministero dell’Economia.
Federacma, un 2026 complesso per l’agromeccanica italiana
La complessità del quadro emerge confrontandolo con i risultati raggiunti fino al 2025. Secondo le elaborazioni di Federacma, tra il 2021 e il 2025 il credito d’imposta Transizione 4.0 ha destinato al settore agricolo circa 3,1 miliardi di euro, sostenendo l’acquisto di trattori, macchine semoventi, attrezzature intercambiabili e sistemi digitali. Uno strumento di facile gestione, con un numero limitato di adempimenti, che ha contribuito a introdurre concretamente l’agricoltura di precisione in migliaia di aziende.
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Nel solo 2025, a fronte di una stima di poco più di 400 milioni di euro di credito d’imposta utilizzato dal comparto, si possono calcolare investimenti agevolati per oltre 2 miliardi di euro. Un volume di acquisti tale da generare un valore dell’IVA applicata alle operazioni già superiore alle risorse pubbliche impiegate, a cui si aggiungono le imposte sui redditi, i contributi previdenziali, l’occupazione e il valore prodotto lungo tutta la filiera.
“Questi numeri dimostrano che il sostegno agli investimenti rappresenta una spesa produttiva – dichiara il presidente di Federacma, Andrea Borio –. Poche centinaia di milioni di euro attivano acquisti per miliardi, generano fatturato, lavoro e basi imponibili e alimentano un’intera filiera. Una parte significativa delle risorse impegnate ritorna allo Stato attraverso la fiscalità e la contribuzione, mentre alle imprese agricole restano macchine più moderne, sicure, efficienti e sostenibili”.
Gli altri strumenti di finanziamento e le lungaggini burocratiche
Nel 2025 il comparto ha potuto contare anche su circa 100 milioni di euro messi a disposizione attraverso il Fondo Innovazione di ISMEA, misura che non è stata rifinanziata per il 2026, e sui fondi di Transizione 5.0 a valere su risorse PNRR. Allo stesso tempo, gli avvisi pubblici ISI-INAIL, oggi l’unico strumento ancora operativo per gli agricoltori, procedono con forti rallentamenti a causa delle lungaggini burocratiche riscontrate presso diversi uffici territoriali.
Aziende agricole e concessionarie attendono da mesi la conclusione delle istruttorie e l’emanazione dei provvedimenti necessari per procedere con gli acquisti, le consegne e la fatturazione di macchine già ordinate. Una situazione che immobilizza investimenti già programmati, espone le imprese commerciali e industriali a crescenti difficoltà finanziarie e rende ancora più urgente l’attivazione di uno strumento immediato e facilmente utilizzabile.
Il passaggio della misura dal MIMIT al MASAF non dovrebbe infatti tradursi nella perdita delle risorse di cui il settore agricolo ha storicamente beneficiato. Non si tratta di individuare nuovi stanziamenti, particolarmente difficili nell’attuale contesto economico e internazionale, ma di destinare nuovamente all’agricoltura una parte dei fondi per la transizione tecnologica che fino al 2025 ne avevano sostenuto gli investimenti e che, in assenza di una specifica previsione, finiranno per essere utilizzati da altri settori produttivi. Proprio per questo Federacma chiede quindi che almeno 200 milioni di euro delle risorse destinate alle politiche per la transizione tecnologica vengano riservati al credito d’imposta Agricoltura 4.0 per il secondo semestre del 2026.
