Dall’Iowa, nel cuore della Corn Belt americana, Fendt rilancia la propria proposta al vertice delle alte potenze. La seconda generazione della serie 1100 Vario MT, costruita nello stabilimento AGCO di Jackson, Minnesota, è stata presentata in occasione del Farm Progress Show e rappresenta un aggiornamento decisamente più profondo di quanto l’impostazione generale della macchina possa suggerire. Trattori ha partecipato al lancio e ha avuto anche l’opportunità di mettersi ai comandi del nuovo cingolato nei terreni della Hegland Farms. Cosa assai gradita anche perché il modello di punta della nuova gamma è stato selezionato tra i finalisti del Tractor of the Year 2027 nella categoria High power.

La scelta della location non è stata casuale. Hegland Farms è un’azienda familiare dell’Iowa fondata nel 1965 da Merlyn Hegland e oggi gestita dalla seconda generazione, con David e John Hegland. Una realtà da quasi 15 mila acri, circa 6 mila ettari, coltivati per tre quarti a mais e per la restante parte prevalentemente a soia, alla quale si affianca un’importante attività di allevamento suinicolo. In altre parole, esattamente uno degli ambienti operativi per i quali una macchina come il 1100 Vario MT è stata concepita: grandi superfici, molte ore di lavoro e attrezzature ad elevata richiesta di trazione.

Il Fendt 1167 alla frusta nei campi della Hegland Farms, una realtà da quasi 15 mila acri, circa 6 mila ettari, coltivati per tre quarti a mais e per la restante parte prevalentemente a soia

Fendt 1100, quattro modelli fino a 680 cavalli

La gamma mantiene quattro modelli, 1151, 1156, 1162 e 1167 Vario MT, ma porta la fascia di potenza da 521 a 680 cavalli. I primi tre adottano il sei cilindri MAN D38 di 15,2 litri, rispettivamente da 521, 571 e 625 cavalli, mentre al vertice il 1167 monta il MAN D42 da 16,2 litri, capace di sviluppare 680 cavalli (500 kW) e una coppia massima di 3.100 Nm.

Rimane centrale il concetto Fendt iD a basso regime: il campo di utilizzo del motore è compreso indicativamente tra 1.000 e 1.700 giri/min e le curve sono state sviluppate per rendere disponibile la coppia massima già in prossimità dei regimi inferiori. Una scelta volta a contenere consumi, rumorosità e usura senza sacrificare la capacità di risposta sotto carico. Sul D42 è stato inoltre introdotto un nuovo disegno dei pistoni finalizzato a migliorare l’efficienza della combustione, anche se al momento della presentazione Fendt non aveva ancora comunicato valori quantitativi di riduzione dei consumi.

Il turbocompressore VTG assume anche la funzione di freno motore allo scarico, soluzione particolarmente interessante quando si lavora con pesanti attrezzature trainate prive di un proprio sistema frenante. Crescono inoltre le capacità dei serbatoi: 1.370 litri per il gasolio e 141 litri per l’AdBlue. I propulsori possono essere alimentati anche con carburanti conformi alla EN 15940, tra cui l’HVO.

Sui nuovi Fendt 1100 Vario MT, la trasmissione è stata rinforzata per poter gestire integralmente la potenza disponibile

VarioDrive rinforzata per il 1167

Uno degli interventi tecnicamente più rilevanti riguarda la trasmissione. Il principio VarioDrive rimane quello già conosciuto, con entrambi i motori idraulici che agiscono sull’assale posteriore e uno dei due che viene disaccoppiato alle velocità superiori per aumentare l’efficienza. Sulla nuova generazione, tuttavia, la trasmissione è stata rinforzata per poter gestire integralmente la potenza disponibile, compresi i 680 cv del 1167.

È proprio questo abbinamento che permette a Fendt di rivendicare per il 1167 il primato di trattore cingolato più potente sul mercato dotato di trasmissione a variazione continua. Il Tractor Management System coordina automaticamente regime motore e rapporto di trasmissione in funzione della velocità impostata dall’operatore e del carico, mantenendo il gruppo propulsore nel campo di funzionamento più efficiente. Non sono quindi richiesti cambi di rapporto al variare della resistenza del terreno o della pendenza, uno dei vantaggi più evidenti della soluzione Vario quando si lavora per molte ore con attrezzature ad alto assorbimento.

Il 2-track resta il cuore della macchina

Se motore e trasmissione sono stati evoluti, Fendt non ha invece modificato il principio fondamentale del 1100 MT. L’architettura Mobile Trac System a due cingoli rappresenta infatti uno degli elementi identitari di una genealogia che risale ai primi Caterpillar Challenger e che il costruttore considera tuttora particolarmente efficace nelle lavorazioni pesanti.

Ogni unità cingolata comprende la grande ruota motrice posteriore, la ruota di guida anteriore e otto rotelle intermedie disposte su due file. Ne deriva una superficie longitudinale di appoggio di circa tre metri. I cingoli in gomma (Michelin sui modelli testati), vengono proposti in differenti larghezze e configurazioni in funzione dei mercati e delle applicazioni.

La sospensione SmartRide permette alle due unità cingolate di oscillare indipendentemente seguendo il profilo del terreno, mentre i supporti basculanti mantengono le rotelle a contatto con la superficie. L’obiettivo è duplice: trasferire a terra la coppia disponibile e distribuire il carico su un’area quanto più estesa possibile. Rispetto a un trattore convenzionale a ruote la maggiore superficie di contatto consente di limitare lo slittamento e la pressione sul terreno, con vantaggi particolarmente sensibili sui suoli pesanti.

Anche lo sterzo segue una filosofia peculiare. Il trattore non svolta frenando uno dei cingoli: un circuito dedicato genera una differenza di velocità tra i due nastri mantenendo disponibile la potenza di trazione. È possibile arrivare alla controrotazione, con un raggio di svolta estremamente ridotto, anche se questa manovra va ovviamente valutata in funzione delle condizioni del terreno.

Fino a 26,8 tonnellate

La distribuzione delle masse assume un’importanza particolare su una macchina di questa categoria. Il peso operativo parte da circa 19,7 tonnellate, ma attraverso le diverse possibilità di zavorramento può arrivare a circa 26,8 tonnellate. Fendt punta a una distribuzione statica indicativa del 60 per cento anteriormente e del 40 per cento posteriormente, destinata ad avvicinarsi al 50:50 quando l’attrezzo applica il proprio carico al trattore.

Rimane disponibile anche la funzione SmartRide+, che interviene sull’autolivellamento della macchina e sulla geometria dell’insieme trattore-attrezzo, risultando particolarmente utile con attrezzature portate e nelle lavorazioni che generano importanti carichi verticali.

Interessante anche l’evoluzione della barra di traino e del sollevatore posteriore orientabili idraulicamente. Alla precedente gestione Fixed, Float e Auto Float si aggiunge ora il Link Control, che collega proporzionalmente l’angolo di orientamento dell’attacco a quello di sterzata del trattore. L’obiettivo è ridurre le forze laterali e rendere più naturale il comportamento dell’insieme trattore-attrezzo in curva, una caratteristica pensata soprattutto per attrezzature molto lunghe come le grandi seminatrici pneumatiche.

Idraulica fino a 440 litri/minuto

Per alimentare attrezzature sempre più esigenti rimane disponibile l’impianto idraulico a doppia pompa Load Sensing, con due unità da 220 litri/minuto. I due circuiti possono lavorare indipendentemente: una soluzione utile, per esempio, con una seminatrice pneumatica nella quale la ventola necessita di una portata elevata a pressione relativamente contenuta mentre altri utilizzatori richiedono contemporaneamente pressioni superiori e portate inferiori. In questo modo vengono limitate le perdite per strozzamento.

Separati rimangono inoltre i circuiti dell’idraulica di lavoro e della trasmissione, così da evitare contaminazioni dell’olio del cambio. Sono disponibili fino a otto distributori e 83 litri di olio prelevabile.

Finalmente FendtONE

È però salendo a bordo che la Gen2 marca probabilmente la distanza maggiore dal modello precedente. La nuova cabina X6 Heavy Duty porta sul grande cingolato la filosofia delle più recenti gamme Fendt e, soprattutto, la postazione FendtONE. L’operatore ritrova quindi la medesima logica utilizzata sui trattori gommati: joystick multifunzione, comandi configurabili, 3L-Joystick, dashboard digitale e terminale da 12 pollici sul bracciolo, al quale può aggiungersi un secondo terminale nel padiglione.

Sono disponibili ISOBUS, documentazione e gestione degli ordini, telemetria e, a richiesta, Fendt Guide. Con Fendt TI Headland, TI Auto e TI Turn Assistant possono essere automatizzate anche le sequenze e le traiettorie di svolta in capezzagna.

Completamente nuovo anche il sistema di illuminazione Vision/UltraVision. Nella configurazione più completa la potenza luminosa complessiva raggiunge 84.300 lumen e FendtONE permette di regolare singolarmente i fari e memorizzare quattro profili, soluzione utile quando più macchine lavorano contemporaneamente nello stesso appezzamento.

L’esperienza nordamericana emerge anche da dettagli meno appariscenti. La ventola reversibile può invertire il flusso per liberare griglia e radiatori dai residui, mentre un sistema di aspirazione passiva sfrutta la depressione generata dal ventilatore e separatori ciclonici per allontanare continuamente la polvere dal filtro aria motore. Un principio analogo è disponibile per il filtro della cabina, riducendo gli interventi quotidiani in ambienti particolarmente polverosi.

In campo nell’Iowa

L’esperienza organizzata alla Hegland Farms ci ha permesso soprattutto di verificare sul campo il carattere della nuova generazione. Non si è trattato di una prova strumentale e non avrebbe quindi senso parlare di consumi, capacità di trazione o slittamento misurati. Più significativo è stato constatare quanto una macchina da quasi venti tonnellate e oltre 500 cavalli riesca a mascherare dimensioni e potenza una volta dalla postazione di guida.

La continuità della trasmissione Vario, lo sterzo ottenuto attraverso la differenza di velocità dei cingoli e soprattutto il lavoro combinato di SmartRide e nuova cabina rendono la conduzione sorprendentemente intuitiva e confortevole. Ed è probabilmente qui che si coglie meglio il senso della Gen2. Fendt che non ha rinnegato un’architettura nata quasi quarant’anni fa e progressivamente affinata attraverso l’esperienza Caterpillar, Challenger e AGCO. Ha invece completato il processo di integrazione del 1100 MT nel proprio ecosistema tecnologico.

Il risultato è un cingolato che conserva il DNA americano delle grandi lavorazioni da tiro, ma che per trasmissione, gestione motore, ambiente operatore, elettronica e automazione parla ormai pienamente la lingua Fendt strizzando decisamente l’occhio anche ai grandi campi europei. La produzione di serie è prevista nello stabilimento AGCO di Jackson a partire dal primo trimestre 2027.

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